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Ahed Tamini, ospite d'onore alla Festa de l'Humanité

Invitata dal quotidiano L'Humanité e dal PCF all'83a edizione della "Fête de l'Huma" a La Courneuve (Seine-Saint-Denis), Ahed Tamini ha partecipato ai dibattiti organizzati dall'Associazione Francia Palestina Solidarietà. In seguito ha parlato domenica 16 settembre davanti a migliaia di persone riunite sulla platea davanti al grande palco prima di rispondere alle domande di Dogan Düzgün, per l’agenzia Dogan Presse.

 
Il suo nome è Ahed Tamini. Ha 17 anni. Viene da Nabi Saleh, a nord-ovest di Ramallah, in Cisgiordania. Potrebbe essere un'adolescente come qualunque altra. Ma da questo viso incorniciato da riccioli d'oro e dagli occhi di una trasparenza insondabile scaturisce una feroce determinazione ed una serietà sorprendente in una ragazza di questa età. Sembra fisicamente provata. E per una buona ragione. Ahed Tamini, l’attivista nota come la "Rosa Parks palestinese", è divenuta, dopo otto mesi di reclusione, l'icona della protesta palestinese contro l'occupazione israeliana. Vietatole dalle autorità israeliane di lasciare i territori occupati, Ahed e la sua famiglia hanno finalmente potuto onorare l'invito loro fatto dal Partito comunista francese e dal quotidiano L'Humanité ad essere presenti alla tradizionale Festa de l’Humanité.

Dal grande palco, con padronanza disarmante, ha arringato una folla in preda ad una viva emozione. Con convinzione ha affrontato l'argomento degli Stati Uniti e del suo presidente Donald Trump: "rifugiati palestinesi, non abbiamo bisogno dei soldi degli americani, ma di tornare alla nostra terra" e ritrovare "la nostra dignità" rimanendo "uniti di fronte all'occupazione". Ha anche ricordato che "anche i bambini palestinesi vengono fermati ai posti di blocco israeliani e controllati", precisando: "oggi, se sei un giovane palestinese di 17 anni, sei sottoposto quotidianamente alle pratiche dell’occupazione israeliana".

All’agenzia Dogan Presse ha ricordato che il suo arresto era dovuto inizialmente a uno schiaffo dato ad un soldato israeliano, ma che poi, durante il processo, è stata aggiunta una dozzina di altre accuse. In prigione, le sue condizioni di detenzione sono state particolarmente estenuanti, con interrogatori difficili e con l'uso della tortura psicologica. Il suo stato di salute è peggiorato anche a causa delle basse temperature nella sua cella e del rumore che le impediva di dormire.

"Una causa umana e universale"
Da quando Donald Trump è diventato presidente degli Stati Uniti, la repressione della Palestina si è intensificata, spingendosi fino al punto di voler riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di decidere di congelare gli aiuti finanziari per la Palestina. Secondo Ahed Tamini, Donald Trump non decide della situazione di Gerusalemme "che è e rimarrà la capitale eterna dello Stato palestinese". "E’ la storia di Gerusalemme ed è il popolo palestinese che deciderà". E aggiunge che la Palestina non ha minimamente bisogno del denaro degli Stati Uniti. Questo territorio occupato rivendica la propria libertà: "potremmo essere autonomi se non ci fosse questa colonizzazione e l'occupazione israeliana che ci impedisce di essere liberi e di disporre delle nostre risorse.".

D'altra parte, si assiste purtroppo al continuo silenzio delle Nazioni Unite (ONU) e della Comunità internazionale su tutte le decisioni messe in atto in Palestina. Ahed Tamini specifica che il dovere delle Nazioni Unite è di applicare le proprie risoluzioni. La Palestina chiede solo l'applicazione delle decisioni che sono state prese da questo organismo. Aggiunge: "Stiamo anche chiedendo alla comunità internazionale di impegnarsi di più nella questione palestinese.". Al silenzio dei paesi internazionali risponde quello più sorprendente del Vicino e Medio Oriente, e più in generale dei paesi musulmani ed arabi, compresa la Turchia. La ragazza ha precisato che purtroppo non sono solo la comunità araba o islamica a non sostenere a sufficienza la Palestina. Il popolo palestinese spera che tutti, indipendentemente dalla religione o dell'identità, si riconoscano nella lotta palestinese e sostengano questo paese: "si tratta prima di tutto di una causa umana e universale, e non di una causa identitaria o religiosa.".
Infine, Ahed Tamimi dice che si recherà molto probabilmente in Spagna, ma che poi tornerà in Francia: "Per me ci saranno altre occasioni per ritornare", precisa con un sorriso!

"Combattenti per la libertà"
Ahed Tamini aveva solo 16 anni il 19 dicembre 2017, quando è stata arrestata per aver picchiato a mani nude alcuni soldati dell'IDF nel cortile della sua casa, chiedendo loro di andarsene. Il video che la mostra mentre schiaffeggia uno di loro e pubblicato da sua madre è divenuto virale e le è costato otto mesi di carcere. Rilasciata il 29 luglio, la sua incarcerazione non ha per nulla intaccato il suo desiderio di resistere all'oppressione israeliana, facendo di lei il simbolo di una resistenza pacifica. Il 21 agosto, è la volta di suo fratello di 22 anni, Wahed, ad essere condannato a 14 mesi di prigione per aver lanciato pietre contro un poliziotto israeliano durante una manifestazione nel loro villaggio, nel marzo 2017.

I residenti del villaggio di Nabi Saleh si oppongono ai soldati armati israeliani, alle confische dei terreni ed all’insediamento delle colonie che si impadroniscono delle risorse locali, compresi i loro pozzi. Le azioni di Ahed Tamini non possono, tuttavia, giustificare la detenzione prolungata di un’adolescente di 16 anni, sebbene il suo caso non sia purtroppo l’unico, dal momento che 350 minori palestinesi sono attualmente imprigionati nelle carceri israeliane. Ma come Ahed Tamini ha così ben ricordato lasciando il grande palco della Festa de l’Humanité tra le ovazioni di una folla che lei ha saputo commuovere: "popolo palestinese, non siamo vittime, siamo combattenti per la libertà!".

Un reportage di Dogan Duzgun e Béatrice Taupin per l’agenzia Dogan Presse - Festa dell'Humanité - 2018


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